Capire i nostri stili di sopravvivenza
Dalla prospettiva di un bambino è molto meno minaccioso essere il bambino “cattivo” di genitori capaci di dare amore, che essere il bambino bravo e buono di genitori incapaci di offrire sicurezza di base e amore.
E’ più probabile che sceglieremmo di negare questi bisogni, di solito quelle che minacciano l’attaccamento!
Quello che non abbiamo ricevuto al momento giusto, lascia un vuoto dentro di noi che non sparisce se decidiamo di ignorarlo. Anzi, da adulti continueremmo a chiedere in modo ossessivo da adulti agli altri, di riempire questi vuoti, e di soddisfare questi bisogni.
Questi stili di sopravvivenza sono nati per riempire questo spazio tra quello che avevamo noi bisogno di ricevere che purtroppo non abbiamo ricevuto e quello che l’ambiente poteva offrire.
Diventiamo “quelli forti”, quelli che non hanno bisogno di nessuno, quelli che fanno a meno del amore, quelli che si sacrificano perché altrimenti non possono accettare di ricevere, i perfezionisti e gli invisibili.
Quando non c’è stata abbastanza sicurezza, quando la relazione non era un posto sicuro, allora il nostro sistema nervoso rimane in uno stato di attivazione cronica.
Questo stress continuo ha effetto non solo sui nostri corpi, ma su ogni aspetto della nostra vita, facendoci vedere gli altri attraverso le lenti distorte della paura, del ansia, della vergogna, della rabbia, disconnettendoci gradualmente dalla nostra vera natura.
Ognuno di questi 5 traumi, prende il nome dalla capacità arrestata, o quella dove abbiamo più difficoltà. Tutti noi ne abbiamo una o due principali, ma pezzettini di tutte le altre!
I 5 Stili di Sopravvivenza del Trauma Complesso:
1. Connessione:
Prenatale/ultimi 3 mesi di gravidanza fino ai primi 6 mesi di vita.
Questo trauma è connesso al come siamo venuti al mondo. Se ci siamo sentiti benvenuti, sentiamo di appartenere a questo mondo.
Siamo in contatto con il nostro corpo, con le nostre emozioni e siamo capaci di creare legami con gli altri. La connessione è vitale come l’aria che respiriamo. I bambini muoiono senza contatto fisico, senza essere abbracciati e calmati.
Il bebè non ha capacità di spiegarsi a livello razionale, perché la mamma non lo tocca o non lo prende in braccio, ha solo la possibilità di disconnettersi dal corpo quando le sue grida non vengono accolte e calmate. In extremis questa è una preparazione per la morte. Queste persone sentono poco il proprio corpo, spesso non sentono fame, stanchezza, freddo o bisogno di dormire, perché vivono nella testa. La strategia di sopravvivenza diventa: “Se sento poco, sentirò poco anche il mio dolore”
La paura centrale è: se sentirò il mio corpo, morirò! Se sento il mio corpo e mi riconnetto con il mio dolore, mi farò a pezzi e morirò. Fanno fatica anche a sentire rabbia per la loro sofferenza, perché questo li farebbe diventare “cattivi”. E hanno bisogno di rimanere “buoni” per contrastare gli abusi e le mancanze che hanno sofferto dalla parte dei genitori. Per negare il dolore della propria sofferenza si convincono che non hanno bisogno di nessuno.
Alcune persone si sentono eteree, spirituali, connesse con il divino e l’energia cosmica, convinte che il corpo sia solo un involucro. Sono isolate, si sentono al sicuro solo in natura, o con gli animali, non con altri umani.
2. Sintonizzazione:
Dai 6 mesi ai 18 mesi.
Questo stile di sopravvivenza è connesso alla PERDITA della fiducia che la vita ci può dare ciò di cui abbiamo bisogno. C’è stata una connessione una volta, un legame e adesso non c’è più. Siccome i bisogni emozionali non sono stati soddisfati, la persona si convince che è meglio non avere dei bisogni.
Siccome generalmente sono sopravvissuti con poco, hanno vissuto in carestia e fame, hanno difficoltà a tollerare l’abbondanza. Si prendono volentieri cura degli altri, ma non sono in contatto con i propri bisogni di ricevere amore e cure. Si vergognano per avere dei bisogni e danno sperando di ricevere le stesse cose dagli altri, senza doverle chiedere.
La strategia di sopravvivenza diventa: Ho bisogno che gli altri abbiano bisogno di me per sentirmi importante. Hanno bisogno di sentirsi urli, di qualcuno di cui rendersi cura per stare bene con se stessi. Oppure fanno cose per gli altri e dopo li fanno sentire colpevoli: dopo tutto ciò che ho fatto per te, mi tratti cosi….
Da piccoli erano i genitori dei propri genitori che spesso erano alcoolizzati, malati, depressi e immaturi. Hanno completamente rimosso la rabbia collegata ai loro sacrifici. L’eccessiva empatia e il bisogno eccessivo di aiutare spesso infantilizza il partner che sceglieranno da adulti. Siccome le è difficile sentire la propria sofferenza, hanno il bisogno compulsivo di fare del bene e alleviare la sofferenza degli altri perché non posso stare con la propria sofferenza. Se riparo gli altri, sarò ok, sarò una brava persona!
La sfida rimane quella di mettersi in contatto con i propri bisogni umani e sviluppare più capacità di accettare Nutrimento emozionale.
3. Autonomia:
“SO IO MEGLIO COSA TI SERVE”. Dai 18 mesi ai 4 anni.
Questa strategia è collegata al come mi è stato permesso di separarmi dai miei genitori e diventare me stessa. Se i genitori hanno problemi irrisolti con l’abbandono, si sentiranno abbandonati dai propri figli man mano che questi diventano più indipendenti. Per scoraggiare l’indipendenza del figlio lo fanno sentire colpevole oppure lo minacciano: non sarò più qua quando vorrai ritornare. Ritirano l’affetto se il figlio non si comporta come vogliono loro o non le parlano per giorni.
Da grandi queste persone a cui è stata negata l’autonomia, vogliono una relazione, ma allo stesso tempo la relazione sembra un peso. Sono ribelli, non sopportano l’autorità. Una parte vuole la connessione e un’altra vuole la libertà con la stessa forza allo stesso tempo.
Sono carini in modo superficiale, ma dentro si sentono invasi dalla vicinanza. Difficilmente si lasciano conoscere. Hanno difficoltà nel stabilire dei limiti, di dire di NO in modo chiaro, da una parte perché sono stati invasi e dal altra parte perché non vogliono deludere gli altri. Evitano i legami profondi dove si sentirebbero vulnerabili e fanno vedere agli altri solo i loro punti di forza.
Ruminazione e ansia costante sul fondale e tendenza a vivere nel futuro. La paura più grande: si mi lascio vedere in modo autentico, gli altri mi abbandoneranno. Non dicono quasi mai ciò che pensano veramente ed evitano i conflitti a tutti i costi, perché non è sicuro dire ciò che pensi veramente!
La sfida è imparare a dire NO, rimanendo autentici e AMABILI (degni del amore) allo stesso tempo. La strategia di sopravvivenza è quella di mettere continua pressione su se stessi per migliorarsi, per risolvere problemi e per riparare gli altri. Se l’altro è riparato, sarò OK, sarò al sicuro. Il lavoro interiore da fare è quello di potersi sentire INTERI, non vedersi come qualcosa di rotto, da riparare.
4. Fiducia:
IO NON HO BISOGNO DI NESSUNO. Da 1 anno e mezzo ai 4 anni.
La capacità compromessa è quella di fidarsi. Non posso fidarmi di nessuno. La fiducia è stata tradita e usata dai genitori contro di lui. Qua parliamo del cuore spezzato. Sotto c’è tanta rabbia e incapacità di tollerare la propria impotenza.
Il bambino viene cresciuto per realizzare i sogni dei genitori. Non le viene permesso di essere autentico. Deve diventare quello che i suoi genitori vogliono da lui. La vita diventa una giungla ed essere deboli è peggio della morte. La ferita di non essere visti per chi sono realmente viene sepolta sotto il bisogno di dominare. Non possono mai abbassare la guardia o mostrare vulnerabilità. La Disconnessione è dal avere bisogno degli altri.
Le relazioni diventano una lotta per il potere e loro sono molto controllanti. Quello che le è stato fatto è quello che faranno agli altri. Li tradiranno e li useranno. Perché l’amore e la rabbia vengono entrambi dal cuore. Noi tutti abbiamo bisogno degli altri ed è importante poter costruire una sana interdipendenza. Ma tutti siamo umani e abbiamo delle limitazioni. La sfida è Riconoscere di avere bisogno degli altri. Sono molto intelligenti ma profondamente disconnessi dalle emozioni. Usano l’intelletto e la ragione come una strategia per sentire meno e per manipolare gli altri.
La paura più grande è di farsi vedere vulnerabili, di dipendere. Di essere sé stessi, visto che sono stati ricompensati per giocare un ruolo.
La capacità compromessa è quella del avere bisogno di aiuto.
Questo è il cuore spezzato: Ti amerò solo se arriverai all’altezza delle mia aspettative. La sfida è: Posso osare di aprire il mio cuore nuovamente? Posso imparare che è ok avere bisogno di qualcun’altro? Dobbiamo poterci riconnettere con il nostro cuore, e con le emozioni sepolte prima di poterci sentire connessi a qualcun altro.
5. Amore – Sessualità
La PAURA più grande é quella DI ESSERE RIFIUTATI. Qui ci sono due split: tra i 3 e i 7 anni e un altro al entrata in adolescenza: tra i 12 e 15 anni.
Il conflitto è tra vivere con un cuore aperto e/o una sessualità vitale. Si produce una disconnessione dalle emozioni, dalla sessualità o da entrambe.
Se qua subiamo un abuso si produce un ulteriore rottura e ci possiamo relazionare con gli altri con un cuore aperto, ma con un corpo chiuso o viceversa, ma non con entrambe. Alcuni minimizzano l’importanza del sesso, diventando romantici e idealizzando e altri diventando iper seducenti, ma le manca la capacità di intimità reale.
Avere un cuore aperto è pericoloso, perciò me ne andrò e lascerò io gli altri, prima di essere lasciato. Gli uomini e le donne sono ossessionati dal sesso penetrativo, il piacere sessuale è concentrato solo sulla zona genitale. Il sesso è il metodo principale tramite il quale riescono a sentire il proprio corpo, perché di solito sono disconnessi da esso. Autostima basata sul aspetto esteriore, corpo perfetto e sul successo. Diventare perfetti e mettere pressione su se stessi è un modo di evitare di sentire il proprio dolore. Il cuore è chiuso e qualsiasi bisogno di connessione viene minimizzato. Se sarò perfetto, non potranno più ignorarmi.
La sessualità vitale è compromessa se la persona non riesce a esprimere un’ aggressività sana. La sfida è stare con entrambe: con la sessualità e con la tenerezza. Imparare a vivere in ambivalenza, perché noi tutti siamo un po buoni e un po cattivi, tutti falliamo a volte, perché siamo semplicemente umani. Riconnettersi e attraversare questo dolore: non devo essere perfetto per meritarmi l’amore, è la chiave della libertà.
Il lavoro da fare e per poter integrare una sessualità vitale con un cuore aperto- cioè poter amare.
Queste strategie ci sono servite per sopravvivere. Noi tutti abbiamo pezzettini di tutti questi stili, anche se avremo uno o due dominanti. Ma a lungo termine queste strategie ci impediscono avvicinarci agli altri, ad essere dalla nostra parte quando dobbiamo esserlo, ci impediscono di comunicare i nostri bisogni per paura che non saranno mai soddisfati, ci tengono sempre alla distanza di sicurezza ma lontani dal amore. Non sentiamo più il nostro dolore, ma non ci sentiamo neanche vivi.
Questi modi di vedere le cose rimangono impressi nel sistema nervoso e ci fanno credere che noi siamo fatti cosi. In realtà, fanno parte tutti del dramma di essere UMANI. Mantenere la stessa prospettiva anche da adulti ci creano degli handicap nel stare con gli altri e nel stare bene con noi stessi. Diventare consapevoli di queste ripetizioni, ci aiuta a liberarci.
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